Martedì 7 Settembre 2010 00:41

 
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Giampaolo Arduini
 

IL PIANO CHE MANCAVA
Giampaolo Arduini, assessore allo Sport del Comune dell’Aquila, illustra il programma di ripristino di strutture e impianti dedicati, e lancia una frecciatina alla Protezione Civile: «Stiamo ancora aspettando che ci attribuisca i fondi promessi…»


Laura Tinari

 

L’Aquila città dello sport. Città di rugby, calcio, atletica e non solo. Uno sport che però oggi soffre la situazione creata dal terremoto, perché se c’è una città, se ci sono chiese ed edifici da ricostruire ci sono anche strutture, impianti e attrezzature da ripristinare. Di questo si sta occupando l’amministrazione comunale dell’Aquila. L’assessore Giampaolo Arduini ha delineato una situazione difficile, sulla quale si sta già intervenendo per permettere alla città di riappropriarsi al più presto di quanto necessario per far ripartire tutte le attività della città.

Come è la situazione sportiva all’Aquila in termini di strutture?

«Difficile. Tranne lo stadio Fattori e le due piscine (il Centro Adelchi Serena e Verdeaqua) non molto è fruibile, perché tutti gli impianti sono stati messi a disposizione della Protezione Civile per essere adibiti a tendopoli. A distanza di 2 mesi dalla chiusura dei campi di accoglienza però non si registrano ancora cambiamenti: le condizioni delle strutture sono di estrema precarietà, non sono utilizzabili e questo è un grosso danno per tutti gli sport di squadra che si svolgono all’Aquila».

Il suo assessorato ha presentato delle linee guida per il recupero di questi impianti…

«Si tratta di un progetto che il Comune dell’Aquila ha messo a punto dopo essersi reso conto che da anni non esisteva un piano regolatore per gli impianti sportivi e per i luoghi di aggregazione per i giovani. La Commissione sport ha allora raggruppato le idee, definendo delle linee lungo le quali poi l’amministrazione si muoverà per dare risposte alla città».

Come procederete?

«Abbiamo suddiviso gli impianti esistenti in 3 categorie: storici, realizzati negli ultimi 30 anni e strutture future. Tutto questo per studiare, caso per caso, i miglioramenti e gli interventi da effettuare per il loro ripristino o realizzazioni ad hoc nel caso ci sia carenza di una certa tipologia di strutture».

A quali fondi attingerete?

«Lamento un ritardo da parte della Protezione Civile nell’attribuirci i fondi relativi all’utilizzo degli impianti dopo il 6 aprile, nonostante le nostre sollecitazioni. Credo infatti che sarà necessario rivolgersi al commissario delegato per la ricostruzione Gianni Chiodi, affinché ci vengano concessi, altrimenti non potremo ripartire. Il mio è un grido d’allarme, perché siamo all’anno zero. Le società sportive non riescono ad andare avanti: L’Aquila rugby si allena ad Avezzano, mentre la quadra di calcio a Tortoreto e in città disputano solo le gare ufficiali. La Figc ha sistemato il campo federale, diventato oggi una valvola di sfogo per il calcio minore. Ci auguriamo che il Coni e le altre federazioni ci siano vicine per accelerare il lavoro che stiamo svolgendo. C’è un gran bisogno di palestre per svolgere le attività al coperto, parlo del basket, della ginnastica e delle bocce, sport importante perché L’Aquila ha una squadra che gioca in Serie A».

Piazza d’Armi: quale destino per questo spazio oggi così ambito?

«È prioritario mantenere  lì gli impianti sportivi per questioni anche storiche, scelta necessaria per una città che vuole conservare un buon rapporto con il passato. Si tratta di impianti che andranno migliorati per far sì che siano disponibili per le attività dell’atletica leggera, così come per tutte le altre che già prima del 6 aprile si svolgevano lì. L’intenzione del Comune è fare di quell’area il polmone verde della città».





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