Martedì 7 Settembre 2010 01:26

 
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Dino Bitetto
 
 
IL MAESTRO DEI GIOVANI
Il calcio secondo Dino Bitetto: la filosofia, la tattica, i segreti del suo Giulianova, i talenti del futuro, Cassano e il Pescara


Marco Taglieri

 

Parlare di calcio passeggiando sull’erba del Fadini: esperienza davvero significativa se l’interlocutore si chiama Dino Bitetto. L’allenatore che fa sognare Giulianova si concede al nostro taccuino ben sapendo di avere tanto da raccontare. Ma occhio a non chiamarlo “eroe”. Anche se per quanto fatto vedere in campo, la definizione ci starebbe tutta.

 

Mister, come si fa a conquistare l’affetto della gente a prescindere dai risultati sportivi?

«Beh, è difficile riuscirci senza risultati. Credo che il pubblico di Giulianova abbia apprezzato la mia costanza e perseveranza nel cercare di restituire l’entusiasmo perduto a una città che da tempo l’aveva perso».

 
   Dino Bitetto
1 2 3 Durante l'intervista con Marco Taglieri
 

Si sente un eroe per quello che sta facendo con la sua squadra?

«Eroe no, ma mi sento parte integrante di un progetto. L’allenatore è una figura importante perché deve relazionarsi con diverse persone, dai dirigenti ai giocatori per finire con gli organi di stampa».

Qual è la prima cosa che insegna ai suoi ragazzi?

«Insegno calcio, calcio e basta. E’ da sempre la mia passione e cerco di trasmetterla a loro lavorando con tanta intensità, e dando spesso consigli ai singoli calciatori per farli crescere in un contesto di gruppo».

Cos’è, per lei, il calcio?

«E’ una filosofia di vita, sin da piccolo. Per me vuol dire rispettare le persone, gli avversari e soprattutto le regole».

Il Giulianova sta facendo grandi cose con il 4-3-3: qual è il ruolo costretto al maggior sacrificio in questo modulo?

«Ce ne sono 2, ovvero il mediano e l’attaccante centrale. A loro dicono sempre che devono liberarsi per ricevere palla, in ogni momento della partita».

Lavorare con i giovani: mi dice i pro e i contro?

«Il vantaggio è che quando si è giovani c’è tanta voglia di applicarsi e imparare. Il “contro” è che sono giovani! Hanno le loro esigenze, il loro mondo e vorrebbero fare tutte le cose che possono fare i coetanei. Ma fare il calciatore è un lavoro che richiede professionalità sin da piccoli».

Cosa serve per sfondare nel mondo del calcio?

«Bisogna saper giocare a calcio, essere bravi tecnicamente ed avere un fisico energico ed esplosivo, perché come si dice in gergo… ci vuole gamba! E poi tanta professionalità».

C’è un allenatore a cui si ispira?

«In realtà mi ispiro un po’ a tutti. Chi ha grande passione come me cerca sempre di imparare, informarsi, crescere. Magari anche una mezza frase detta in conferenza stampa da un tecnico può essere spunto di riflessione».

Quale calciatore le piacerebbe allenare?

«Il giocatore professionista in senso assoluto. Certo, chi ad esempio non vorrebbe allenare Cassano… che tra l’altro è di Bari come me. Apprezzo molto la sua tecnica, ma per diventare campione c’è bisogno di tanto altro».

E invece quale squadra sogna per il futuro?

«Sarei ipocrita se dicessi di non essere ambizioso. C’è grande voglia di dare continuità al lavoro fatto, e quindi di poter salire anche di categoria».

Se fosse un osservatore, su quale giovane calciatore del Giulianova punterebbe ad occhi chiusi?

«Un po’ su tutti quelli che vengono accostati a grandi squadre. Il difensore centrale Vinetot dell’88, il terzino sinistro Migliore, e poi i due ragazzini del ’92, Dezi e Faragalli: il primo vanta già un buon numero di partite da titolare in Prima Divisione, il secondo ha avuto poco spazio ma saprà sicuramente rifarsi. E poi ce ne sono tanti che stanno migliorando a vista d’occhio rispetto al passato, come Campagnacci, Melchiorri e Sosi».

Mister, chiudiamo con una provocazione: e se il futuro si chiamasse “Pescara”?

«Mah… questa è davvero una provocazione, perché non c’è davvero nulla al momento».

Ma le piacerebbe?

«Guardi, mi lasci sdrammatizzare: mi piacerebbe solo se il Pescara andasse in serie B, ma sono convinto che sarebbero ancora più contenti i tifosi, che accetterebbero di salire in B anche al prezzo di ritrovarsi uno come Bitetto in panchina!».

Guarda l’intervista su www.abruzzochannel.it





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